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sono numerose altre malattie causate da una serie di parassiti
intestinali i quali, se non opportunamente trattati e curati,
possono provocare gravi problemi al cane e non solo: spesso, infatti, ci
si dimentica che alcuni di questi parassiti possono essere trasmessi dal
cane all'uomo, con conseguenze anche gravi. I parassiti intestinali
degli animali da compagnia sono compresi in tre classi:
1)
PROTOZOI
(
organismi
unicellulari e pertanto microscopici )
a)
I coccidi
causano
un’infestazione nota con il nome di Coccidiosi; è una parassitosi
molto contagiosa che si trasmette dagli animali malati a quelli sani
soprattutto in quelle zone in cui il clima e
caldo-umido
b)
Toxoplasma Gondii
è
un protozoo che ha un ciclo più complesso di cui fanno parte una fase
extra-intestinale, riguardante tutti gli animali, e una fase intestinale
che riguarda solo il gatto; infatti, pur infestando sia il cane che il
gatto, può avere una localizzazione intestinale solo nella specie
felina. Se il micio è portatore del parassita espelle nell’ambiente
le uova da cui si svilupperanno i parassiti (oocisti) che diventeranno
un rischio per gli altri animali.
c) La Giardia
come i coccidi, colpisce sia il cane
che l’uomo.
2)
NEMATODI (o vermi tondi)
a) Ascaridi
Sono
vermi lunghi e sottili che vivono a livello intestinale in notevole
quantità; nella maggior parte dei casi i cuccioli nascono già
infestati dal parassita, in quanto dalla madre (dove presenti sotto
forma di cisti, si risvegliano in seguito ai mutamenti indotti dalla
gravidanza) vengono trasmessi ai feti attraverso la placenta.
b) Anchilostomi
Hanno
dimensioni ridotte e sono muniti di un piccolo uncino tramite il quale
possono aderire facilmente alle pareti dell’intestino del cane.
Questi, come gli ascaridi, sono in grado di infestare il feto passando
attraverso la placenta.
c) Tricuridi o Tricocefali
Sono
piccoli vermi filiformi che colpiscono la specie canina e che
l’animale contrae generalmente dalle feci di altri cani infetti;
questo tipo di parassita predilige le regioni calde o temperate e vive
nell’intestino e nell’appendice del soggetto infestato.
3) CESTODI (o vermi piatti)
a) Dypilydium Caninum
Conosciuto
come tenia cucumarina, viene trasmesso dalle pulci ed è il parassita
che più comunemente infesta il nostro cane; si manifesta tramite la
comparsa di grani, simili a chicchi di riso, attorno all’ano i quali,
provocando prurito, obbligano l’animale a strofinare le natiche per
terra. Va sottolineato che questo tipo di parassita può essere
trasmesso anche all’uomo.
b) Echinococco
che riguarda la specie canina, svolge
la sua fase larvale nell’organismo degli erbivori ed occasionalmente
nell’uomo. Una volta nell’intestino, dall’uovo, si sviluppa
l’embrione che, attraversata la parete addominale, entra nel circolo
ematico e si localizza in qualche organo; più frequente è la
localizzazione epatica, polmonare e cerebrale. Giunto in questi organi
l’embrione si incista sviluppando lentamente la cisti idatidea: a
questo punto il ciclo si chiude finchè la cisti non viene riportata
all’esterno. Ciò avviene generalmente in seguito alla morte del
soggetto o, come accade più spesso nei macelli, per la sua uccisione. A
questo punto il cane, cibandosi delle viscere crude dei bovini, ovini e
caprini, può infestarsi. Le larve una volta divenute adulte, vengono
espulse successivamente nell’ambiente insieme alle feci del cane e
l’uomo può contrarre l’echinococcosi mangiando vegetali crudi o
contaminati dalle feci o in seguito al contatto oro – fecale.
Non
tutte le infestazioni parassitarie provocano sintomi visibili come nel
caso della toxoplasmosi intestinale del gatto e dell’echinococcosi; le
manifestazioni di malattia variano a seconda del numero di parassiti
presenti e a seconda delle difese immunitarie del soggetto colpito. Le
infestazioni da giardia, ascaridi, ancilostomi, tricocefali e tenia non
causano gravi quadri clinici mentre la coccidiosi può presentare
sintomi più importanti.
In linea di massima i sintomi più comuni a tutti sono diarrea e vomito
(anche con la presenza di sangue), alito maleodorante, gonfiore del
ventre, aumento dell’appetito seguito da dimagrimento, disidratazione,
anemia, e con il peggioramento delle condizioni generali, nei casi più
gravi, può subentrare il decesso.
Prima
di sottoporre il cane ad un qualsiasi trattamento, infatti, è
fondamentale sapere da quale verme è stato infestato; certi vermifughi
a tal proposito sono specifici per gli ascaridi ma non per la tenia e
viceversa mentre ne esistono anche di polivalenti. Per scoprire da quale
parassita il nostro cane è stato attaccato, sarà utile eseguire una
coproscopia (analisi delle feci). Dopo la diagnosi si stabilirà un
calendario di sverminazione che, oltre a dover guarire il cane dal
parassita dovrà essere protratto nel tempo per far si che la
prevenzione diventi l’unica arma di difesa: sverminare le femmine
gestanti due o tre giorni prima della monta, da dieci a quindici giorni
prima del parto e da quindi a venti giorni dopo il parto più ogni
quindici giorni per tutto il tempo dell’allattamento. Gli animali
adulti e in condizioni normali, vengono trattati ogni sei mesi e ogni
due-tre mesi se vivono in un canile.
Anche per i cuccioli è sempre previsto un calendario di sverminazione.
Altra buona prevenzione può essere quella di impedire al nostro cane di
leccare o ingerire ciò che trovano a terra, soprattutto feci di altri
animali e non somministrare cibi crudi: ricordiamolo sempre, la
profilassi assume un ruolo determinante anche nei riguardi della salute
umana. |